“Inediti e disegni” di Massimo Dagnino.

Massimo Dagnino, Acquasanta (come Monte Oriol), matite colorate su carta, 1995.

Il motivo del paesaggio, nella ricerca di Massimo Dagnino, cessa di essere ‘simbolico’, attore di primo piano: ricorrono ‘passeggeri’. Parola, quest’ultima, che appare spesso nelle poesie dell’autore genovese: dal senso ambivalente, di coloro che vengono trasportati e di una sorta di transitorietà, è la chiave del rapporto che il soggetto intreccia con l’esterno. Passando dall’essere luogo significato a una «specie di quinta», il paesaggio diventa un fondale: testimone estraneo all’azione dei personaggi che si muovono, interagiscono autonomamente («Container trasportano pioggia in una specie/ di quinta, il mare refrattario al tuo sguardo torna al suo moto»).

Il rapporto con un’altra persona sottopone sempre a un «difetto di reciprocità»: l’impossibilità di poter sapere cosa e come si viene percepiti; si sa di essere presenti all’altro ma non come e in che modo. Se nelle prime raccolte del poeta «sapere di essere pensati» era «una stranezza», in questi inediti il pensare, o solamente sentirsi «percepito nel guardare gli Scogli Neri», si tramuta in un atto di conoscenza. Azione, questa, riverberata anche sul piano formale: il «vincolo del nome», quello dell’acrostico “Lorenzo”, è il luogo dove il verso sviluppa un’ulteriore versione della persona, che «eccede mentre ti penso»; o strutturale, dove l’impiego di un linguaggio tecnico (quello cinematografico), usato nei lavori precedenti («Dissolvenza a nero», «Apertura a iride») ,  viene sostituito da una «chiusura ad alberi»: un’immagine «mossa», sempre sul punto di capovolgersi di senso.

Il passaggio a un’altra oscurità, quella dell’altro, instaura una specie di intercapedine in cui lo sfaldarsi dei limiti, delle convenzioni porta all’esterno, e al reciproco influenzarsi, i rispettivi «paesagg[i] raccolt[i] nell’ombra». La dimensione politica delle poesie di Dagnino, si innesta in questa ‘periferia emotiva’ (che é miscuglio); sotto l’incertezza del ‘buio’ si configura un rapporto basato sulla negazione del possesso. Un’ azione «progettuale» nel rifiuto di «qualsiasi categoria operativa», prendendo in prestito le parole di Manfredo Tafuri; lavorando all’espansione di un centro, comunque privato ( «nessun passeggero ci avrà nei suoi occhi»), il modello dell’esclusività viene rotto: una  prospettiva orizzontale apre  allo stare per- (il possibile reiterato) divenuto permanente nel proliferare delle esperienze.

«Tutti i dintorni erano pittoreschi, pieni di luoghi grandiosi e di passaggi d’una graziosa intimità, tutte le passeggiate vicine possedevano un notevole impianto di originalità capace di colpire la fantasia degli artisti». Il brano tratto dal romanzo di Mont Oriol, di Guy De Maupassant, è una delle interferenze che colpiscono e attraversano i lavori grafici, e anche quelli poetici di Dagnino ( «Dalla vasca sulfurea la febbre/si snoda lungo il parlare/ smistato fra binari, svelto sale animale»). Sentieri, dove si intrecciano motivi personali letterari o visivi, vengono innescati dal paesaggio ligure: naturalmente predisposto, per la sua conformazione ‘scenografica’, a un continuo rientrare in scena di sussulti emotivi.

La stazione di Acquasanta, e le sue terme, si accavallano nel ricordo: le architetture sovrapposte (una torre si scioglie sotto un faro) o aggredite (la cupola di un santuario accerchiata dalla vegetazione spettrale) vengono riassunte dal segno; registratore fedele del momento in cui è stato tracciato, una sorta di radar, antenna che capta, come le orecchie spropositate del coniglio impigliano, un paesaggio.

                                                                                                                        Davide Cortese

 

*

Dalla vasca sulfurea la febbre
si snoda lungo il parlare
smistato fra binari, svelto sale animale
in sentieri. Arazzi muovono quinte
fino allo scambio della volta
sbozzata che incanala il buio.

Ma ora esterna il paesaggio raccolto nell’ombra.
Carezza volatile
non più univoca nell’amore.

 

*

In un’altra oscurità passi
amico mio

 

 

*

Mi sento percepito nel guardare gli Scogli Neri
in difetto di reciprocità; chiusura ad alberi
dall’alta ferrovia si vedono i fari silenziosi
fluire sciolti dal traffico tra profili collinari a sintesi
di immagine.

La vista si avvicina al temporale
luci falciformi nell’incavo del paesaggio.

 

 

Massimo Dagnino, Tratto ferroviario GE-Acquasanta, Matita su carta, 2010.

 

 

*

Container trasportano pioggia in una specie
di quinta, il mare refrattario al tuo sguardo torna al suo moto.
Seduce l’ambiguità del passato
disciolta in periodi.

 

 

*

Un allenamento mancato si riverbera
in accidente emotivo
come barbe a puntasecca.
Osserva i pochi tralicci divisori
lo sfondo attutisce i pensieri
resta l’erba, i calzoncini da calcio, la fatica nel calore del corpo.

Lasci il verde allergico nel suono
alterato del mare. Stanco in pensieri freddi
improvviso il corpo si tende
torcendosi nell’aria fino a chiudersi fra la sabbia.

 

 

*

Gli occhi imprimono corvi
aguzzi, il freddo reattivo alla spiaggia si sparge
dove si ferma la vista. Niente si riassume
a effetto, ciò che passa è difficile.
Inalterate le escrescenze
di arbusti.

 

 

*

Nell’eversione del niente
aspidi  vegetali infatuano
la mente, pensa attraverso volti
dilazionati.  Fatica ad allacciare i bottoni
della camicia  fittamente
le mani venose del bosco.  Rigurgito di giorni
dalla strada inconsapevole i fari
dell’auto fendono le chiome.

 

*

 

La radio spaccata nell’urlo di pensieri sottesi.
Ombra emotiva si allunga in ordinaria
Radura compressa dal cuore. Ma
Eccedi mentre ti penso
Nel vincolo del nome
Zero non presente nei numeri
Oscilla, si brucia la lampada scivola la sgorbia sul linoleum.

 

*

 

Figura mossa in un posto, spacca
domande a cerchi d’acqua
mentre le mani seguono il selvatico
dei capelli veloce  scatta
la segnaletica gialloverde
apre a vagoni merci
nessun passeggero ci avrà nel suo sguardo

 

*

A Boss

 

Sbuffa, scocciatissimo, per carezze guasta sonno
del ragazzo in tuta a pigiama, che lo ama.

 

 

Massimo Dagnino, Anatomo paesaggio, Matita su fotocopia, 2016

 

Nota biografica.

Massimo Dagnino,” Le tribolazioni di Rabbit”, Matita su carta, 2015

Massimo Dagnino nato a Genova , dove vive, il 12 settembre 1969. Ha pubblicato: Verso lʼannichilirsi del disegno…( LietoColle, Como 2004); Presente continuo (Stampa, Varese 2007); Paratassi (plaquette con A. Pellegatta, EDB, Milano 2007),  la plaquette Adolescenza (L’Arca Felice, Salerno 2012),  il catalogo Sinossi: disegni 2009 – 2012 (EDB, Milano 2014). Ha curato il volume Pensare accanitamente (EDB, Milano 2015).Ha tradotto per la prima volta le poesie di Thomas Cole (1801-1848) in Almanacco dello Specchio 2006, (Mondadori, Milano, 2006). Una silloge tratta da Vegetazione irrisolta è apparsa in Almanacco dello Specchio 2009 (Mondadori, Milano, 2010) la silloge Ipercinetismo è stata pubblicata in Nuovi Argomenti n° 60 “Apocalisse” (Mondadori, Milano 2012), Galleria Colla in Quadernario, a cura di M. Cucchi, (LietoColle, Como 2013) Tensostrutture in L’Immaginazione n° 291 (Manni, gennaio – febbraio 2016), Inediti e disegni in Bisestile di poesia 2016 (EDB Milano 2016). Ha realizzato diversi Libri dʼArtista tematici in copia unica: Pianetino 2817 (1993-1994; con un testo teatrale di Clearco Giùria, libro incentrato sul filosofo francese Georges Perec); Sili (1994); A – Ω (1994 – 2009); Taccuino (1995); Atlante (1995 – 1999); Anamnesi (2009); Vegetazione irrisolta, disegni e poesie (2009); LʼEpistolario (2009); Occhio vegetale (2009 – …); Microdiario (2009- 2011); Sport e olimpismo (2009 – 2010); Narrazione residua (2010); Album verde – Anatomopaesaggi (2010); Rete fognaria (2010); Scatola nera (2010); Volatili e interferenze (2010); Libro blu (2010 – 2011): Ines (2010); Landscape (2010); Ripercorrendo Fabio (2011); Tensione e separazioni (2011); Animali, paludi (2011-2012); Agenda 2011 (2011 – 2012); Anfratto di via Cassanello (2012); Tracciati (2013), 2007 nel 2013 (2013); Vivere nel quartiere (2013); Propaggini (2013 – 2014); Il senso dellʼhumor nella rappresentazione della morte (2013 – …); Spezzoni di cose (2014); Avvampato sfasciume (2014); Gneo (2014); Pessoa (2016); I miei gatti vi osservano (2016 – …) mentre Volti di grafite (2014 – 2015) ); Propagazioni di buio (2014); Storia dellʼarchitettura e oblio: Ludwig Persius (1996 – 2009) sono stati pubblicati per EDB edizioni (Milano 2015- 2016).

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“Bisestile di poesia 2016”

13325510_984427951626690_1818485350658350107_nA quasi nove anni dalla ripresa delle attività la collana “ Poesia di ricerca” (diretta da Alberto Pellegatta), pubblicata per le edizioni milanesi Edb, congeda il “Bisestile”: volume a ventiquattro voci che riunisce inediti di tutti gli autori finora pubblicati, con l’aggiunta di alcuni nomi nuovi provenienti  dal panorama poetico italiano e mondiale. Ad aprire il volume Antonella Anedda che si concentra sul ricordo, creatore di «nessi» con le persone scomparse: il “rapporto” resta vitale ristrutturandosi, insaturo, proprio nell’atto del ricordare. Seguita da Antonio Gamoneda, massimo poeta spagnolo, modulando i componimenti in ipermetri pone una rinnovata percezione del mondo che vede inizio e centro il corpo. I lavori inseriti sono anche una piccola anteprima del libro prossimamente in uscita: “Descrizione della menzogna. Breve antologia”. Insieme a questi due poeti inglesi inglesi: Sam Riviere e Matthew Gregory, affiancati da giovani emergenti, e non,  italiani come la friulana Stefania Buiat: nei suoi lavori l’amore è una distanza irriducibile: dislocamento costante tra le persone che compone la materia stessa del sentimento. Il rapporto si ritrae in una dimensione esclusiva in cui la «percezione delle cose» falsifica ogni azione rendendola vana. E’ possibile solo prendere una pausa, “rivolta” virtuale che, però, riconduce al punto di partenza; o Piero Simone Ostan, di Portogruaro, posa il suo sguardo su condomini, centri commerciali: sono produttori di «mantra d’attesa» che hanno il compito programmatico della separazione («le nostre vite sono lontane un muro/ ma corrono parallele, per caso»); e il milanese Pancotti che espropriando strutture estranee innesta pezzi di vissuto, non riescono a comporsi come discorso personale: la volontà sovrasta le possibilità dell’occasione.
In questi anni la casa editrice ha iniziato a imporsi sulla scena letteraria, differenziandosi dalle altre “piccole”: Edb ha puntato tutto sulla qualità della materia proposta, offrendo uno spaccato sulla poesia contemporanea. Attraverso la formula del volume in doppio è stato proposto  un confronto tra autori: l’avvicinamento di due personalità differenziate da formazione, esperienze e provenienza culturale ha mostrato le diverse soluzioni formali attuabili; ad esempio l’ultimo volume edito “The Most Natural Thing” dove i due autori, mai pubblicati in Italia, Mario Pera e David Keplinger, rispettivamente peruviano e statunitense, affrontando comuni problematiche impiegano l’uno la forma del poemetto l’altro la prosa poetica. Proprio su quest’ultima scelta il “Bisestile” si rivela un ottimo strumento di studio comparato; Carsten R. Nielsen ne è occasione: a differenza di Keplinger che si orienta verso un’anamnesi del reale, il poeta danese declina il poemetto in prosa verso il racconto della realtà, resa inquietante dalla presenza di oggetti bizzarri e situazioni oniriche.

Disegno di Massimo Dagnino, “Pozza delle murene”, matita su fotocopia, 2015.

La «ricerca» si riverbera anche nella composizione dei volumi: la presenza costante di opere grafiche mette in gioco una «paratassi» tra i due linguaggi: i disegni non rimangono semplici illustrazioni, ma si presentano come un’ulteriore riflessione. Il perfezionamento e l’approfondimento dei percorsi di studio e delle proprie ossessioni è la motivazione che riunisce gli autori già pubblicati, gli inediti assumono la valenza di un continuo lavoro ed evoluzione. Mary B. Tolusso approfondisce il rapporto con la morte: il ricordo ne è parte integrante ed è presentato in due modalità, quella che non  riesce a fissare i dettagli, scivolano imprendibili configurati soltanto come un «sogno. Un cadavere tragico»; l’altra coniuga il ricordo al futuro, l’incombere costante della fine che inchioda a cui si vorrebbe opporre l’incontro dei corpi. Anche Jack Underwood, inglese, è interessato alla morte ma, a differenza della poetessa triestina, l’ affronta servendosi dell’ironia: «O drunk DEATH, go home. We like our dyng lives./ Have a big glass of water and think about it». Luca Minola da prova di un’importante maturazione rispetto ai suoi primi lavori: il canto si allunga e si struttura. Depositata al di là della «penombra dei gesti» la riflessione prende forma nell’incontro con elementi spaziali, i limiti che costringevano il vissuto si allentano: «Spingi le precisazioni, la ricerca non tace più/ l’ossigeno si alza dalle vie, riempie le ossa./ Si perlustrano le vie, i grandi dormitori». Se il poeta bergamasco proietta in avanti la ricerca Francesco Maria Tipaldi lavora invece in maniera orizzontale approfondendo una forma collaudata. Un linguaggio “forte e d’impatto” articola un mondo percepito in preda a un loop: costituito dai processi biologici più elementari, avvertiti in un misto di innocente fascinazione e orrore di prendervi parte («bisogna preferire/ l’orrore di stare al mondo a quello di uscirne?»). In connessione geografica Stelvio Di Spigno. Nei due inediti proposti approfondisce la disposizione del discorso poetico in una forte prosodia: affronta la morte, e l’indifferenza di cui è prefigurazione; opponendo a queste la rivalutazione di un certo sentimentalismo.

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Massimo Dagnino, “Ritmica spezzata”, matita su carta, 2015.

Massimo Dagnino, lavora su folle di ritmi e linguaggi (fautore dei disegni, anche, di questo volume): scelte formali inusitate, come l’acrostico, generano, all’incrocio tra le lettere del nome e l’inizio dei versi,  il luogo che proietta la concretezza della persona “ritratta”; verrà poi a torcersi ulteriormente: il divenire del linguaggio continua a veicolare senso e analisi; o come nella poesia a Lorenzo: dove un prosimetro dissimulato, nei primi due versi volutamente prosastici, crea un’esitazione al canto. Il poeta genovese, scardina ogni convenzione depositata e vincolante attingendo dalla «rovina» e liberando «l’occultato». Anche Federica Moccia si rivela sperimentatrice di ritmi e possibilità delle immagini. Appaiono scenari di confine che si corrodono nel loro disporsi («Luci segate dalla notte»); diverse parti di vissuto si sfiorano dando origine al trapasso verso un «insensato mattino». Alberto Pellegatta introduce l’ereditarietà della costrizione: «un calamaro che muove(…)/ i suoi tentacoli» concetti, linee guida che ci hanno formati nelle età, continuano a ripercuotersi nel tempo attivando un «dolore (…) oleoso». Occorre verificare, eliminare gli elementi estranei per accedere infine a se stessi: un processo di distruzione («le scariche,il trauma») e ricostruzione che «a poco a poco/ diventi libertà». Lo studio formale si rivolge sia alla prosa poetica che alla scansione in versi: questa è posta all’insegna della contiguità: la tensione ritmica si stempera, facendo procedere il dettato per unità avvicinate.

Già in “Mea infera caro” Silvia Caratti aveva proposto un dettato indirizzato alla precisione, all’essenziale. Lo studio presente radicalizza al massimo l’asciuttezza del discorso, pur senza contrarre il verso: l’autrice si libera di ogni compiacimento o remora culturale, caratteristiche di molta poesia contemporanea, lasciando emergere l’emozione pura e terribile nella «santità del silenzio», emergendo non chiede altro se non chiudere «le orecchie per non sentire/ e fermo è il cuore, per non sentire».
La scrittura di Carla Saracino è attraversata da una vena erotica: s’impone sull’ambiente circostante fino a diventare un «incendio [che] devasta il paesaggio»; salvo poi rientrare, incanalata da un «dovere»: la carica vitale frena lasciando dietro di se soltanto i «dolori (…) del fango finale». Manuel Micaletto, classe 1990, è il più giovane autore del “Bisestile”. Dando prova di una sorta di padronanza dei registri, impiega uno “Stile avanguardia”: strutturato attraverso la commistione di un linguaggio specializzato, torcendolo dal proprio settore, e il linguaggio comune. Passando poi a una concezione molto più lirica del discorso che dilata la riflessione e il ritmo delle immagini.
Oltre all’interesse per la poesia contemporanea Edb ha posto la sua attenzione alla riproposizione di classici come il “Giacomo Joyce” di un James Joyce impegnato nello sviluppo della prosa poetica; oppure nella ristampa di libri ormai fuori catalogo e divenuti introvabili: “Paradossalmente e con affanno” plaquette del 1971, primo lavoro di Maurizio Cucchi inserito nel volume di inediti “Rebus macabro”; o ancora “Il cervo applaudito” di Leopoldo Maria Panero, spagnolo, scomparso nel 2014, sconosciuto in Italia ma che già si è trovato oggetto di una tesi di laurea, particolare questo che dimostra la diffusione e l’importanza che vanno assumendo queste pubblicazioni nel nostro paese.

 

Davide Cortese

 

 

 

Nota biografica

IMG-20160604-WA0000Davide Cortese è nato a Genova, dove vive,  il 7 giugno 1994. Studia alla Facoltà di Lettere moderne,  sue recensioni sono state pubblicate in Nuovi Argomenti – Officina poesia. Si occupa del rapporto poesia e arti figurative.