Poesie inedite di Michele Lazazzera.

13281984_1715344978679966_233684721_nMichele Lazazzera è un poeta davvero giovane. È nato nel 1995 a Pisticci, una cittadina marittima della provincia di Matera. Studia Architettura all’Università degli Studi di Roma e queste sono tra le prime poesie che pubblica. Scegliamo quattro testi rappresentativi in cui le immagini, originali e partecipate, sono scortate da un versificazione controllata in piena maturazione. Nei suoi testi confluiscono situazioni quotidiane che improvvisamente virano all’incantesimo. I processi descrittivi sono carichi di senso e non semplici didascalie, il pensiero è vigile e pronto all’ironia.

                                                                                                                    Alberto Pellegatta.

 

*

La notte non si spegne nelle video slot
nelle sale virtuali dei cinesi non arriva –
in piazza solo un po’ prima.

Non un sinonimo per bendarti gli occhi
ma l’elemosina delle strade, cruda città
che si fa giorno e, meglio, calma

della finestra che trema sui processi.

 

 

*

L’insegna decide il panorama
nel regno della polvere.
La casa che abitavano i nonni è
senza i nonni e forse senza stanze.
Dove c’era la boutique di tessuti
ora non c’è niente, via anche l’idea.

I vicoli si riempiono e si svuotano
come corpi bagnati e si gonfiano
nella gola nei sottopassaggi
di ogni cosa casa autostrada scuola.
Puoi cambiare ricordi ma cominciano
le lamentele, ragnatele di lame nelle orecchie.

 

 

*

La giostra trasforma gli oggetti
in muscoli, in memoria
e intanto il senso perde tempo:
i flussi diventano ombre, segni
negli specchi elettrogeni,
intermittenti come immersioni
e cicatrici.

 

 

*

Quando non si mastica la lingua
tace nei boschi ipnotici
e congela sui semafori.

Metà del cervello con i delfini
negli accumuli forti,
nuotando e dormendo.

Quando i pensieri si fanno rossi
come minuscoli ragni elettrici
evapora il bianco delle unghie.
Il tuo punto di vista cade
sulle lenzuola.

Le roulotte incendiate
e ancora questi alberi
che non parlano
dietro le pareti
con una voce che li divide
e chiama a casa.
Noi siamo qui, ci sono dentro.

 

 

Nota biografica.

Michele Lazazzera è nato nel 1995, a Pisticci, una cittadina marittima della provincia di Matera. Studia Architettura all’Università degli Studi di Roma. Sue poesie sono apparse su la rubrica “Vivere Milano” e sulle riviste “Poliscritture” e “L’ombra delle parole”.

Poesie inedite di Roberto Cescon.

13161087_10209192405145580_1420429495_oIn questi inediti si apre una voragine conosciuta, l’ansia del vivere contemporaneo crea precipizi, crea “il nemico” stesso. Cescon scrive di lasciti e fallimenti, dell’affronto verso se stessi. Ogni cosa sarebbe più facile, più giusta senza noi stessi, che ci sabotiamo attraverso continui fallimenti e dolori passati. Cescon non cerca a tutti i costi le cure ma la riconciliazione e la sapienza del metodo, le sue parole ne sono traccia: “Ma tu sei il tuo nemico/ senza stucco per le crepe:/ per inseguire i bagliori devi/ riconciliarti con il fallimento”. Le poesie di Cescon non sono fatte per rimpiangere nulla, tutto ciò che noi facciamo morire è nel nostro volere e nell’impossibilità di farci del male, di essere noi stessi fino in fondo al vuoto che siamo e che occupiamo nel mondo.

                                                                                                                              Luca Minola

*

Al diavolo urlare nel cuscino
le gabbie dorate dei se vuoi
il silenzio armato e il mezzo pieno
mentre rotoli dalla scala impossibile.

Vorresti un vomere su questi giorni
per curare il guasto nell’ignoto
scardinare ciò che ami
dal precipizio di te stesso.

Ma tu sei il tuo nemico
senza stucco per le crepe:
per inseguire i bagliori devi
riconciliarti con il fallimento.

 

*

Portami via da queste ossa
che sopporto leccando gli avanzi
qui ci tenta il dolore che pestiamo
testardi dentro le stagioni
perché facciamo morire le cose
per rimpiangere di averle fatte morire.

 

*

Quando te ne andrai lasciami
almeno un ginocchio, un orecchio,
perché non saprò più dove cade
l’accento, oppure con una tenaglia
strapperò il tuo odore
per non sentirmi un vaso vuoto.

 

Nota biografica.

Roberto Cescon è nato nel 1978 a Pordenone, dove vive e insegna al Liceo “Leopardi-Majorana”. Ha pubblicato le raccolte La gravità della soglia (Pordenone, Samuele Editore, 2010) e La direzione delle cose (Borgomanero, Ladolfi, 2013). Collabora all’organizzazione del festival letterario Pordenonelegge. È tra i giurati del Premio Castello di Villalta Poesia e del Premio Rimini.