“Abitiamo attraverso la pelle” di Ryszard Krynicki.

Krynicki, Abitiamo 180Ryszard Krynicki è uno dei massimi poeti polacchi contemporanei, insieme ad Adam Zagajewski. La sua opera si è creata in anni e anni di “Resistenza poetica”. Krynicki, è importante ricordarlo, è nato in un lager austriaco nel 1943. Ha vissuto gli anni della giovinezza e dell’età adulta durante il regime comunista in Polonia. Krynincki è un poeta di dissolvenze. Le parole delle sue poesie sono ferme, sono pietre. L’elaborazione del testo è sempre in togliere, e nell’accettazione di una mancanza. “Abitiamo attraverso la pelle” sottolinea l’abilità dell’esperienza umana, i suoi percorsi continui fra memoria e fisicità. Krynicki opera con particolare energia sul piano emotivo: ” Abitiamo attraverso la pelle,/ troppo vicini per avvicinarci di più: questa separazione,/ attraverso gli uomini che ti ricordo, dura,/ attraverso gli uomini che prima ti hanno percorso, stazione,/ in lingua straniera, di un testo, attraverso le donne/ che non ho sedotto tanto da dimenticarmi di loro; solo/ questo terrore primordiale, è da quello che ci riconosciamo come dalla lingua madre/ in una stazione sconosciuta; i più vicini e dunque/ i più lontani, amati pieni di odio…” L’abitare di questo autore si nutre di viaggi ed esperienze. L’esistenza in queste poesie conduce sempre all’inafferrabile, al punto magnetico, per riprendere il titolo di un’opera dell’autore, del vivere umano senza sicurezze o bussole.

                                                                                                                              Luca Minola

Solo le nevi

Solo le nevi,
solo l’acqua e il fuoco,
solo la terra pesante e l’aria leggera,
solo gli elementi che portano morte,
solo le cose morte

sono indipendenti
dalle proprie opere e azioni

 

 

*

Quest’anno
non ho generato frutti

solo foglie
che non hanno ombra

ho paura, Rabbi,

ho paura, Signore,

che mi maledirà affamato

affaticato
sulla strada infinita
verso Gerusalemme

(1986)

 

 

*

(Da Maister Eckhart
o dal libro dello Zohar
?)

nulla, Dio

 

 

 

Nota biografica

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Foto di Natalia Krynicka.

Ryszard Krynicki è nato il 24 giugno del 1943 nel lager austriaco di Wimberg a Sankt Valentin. Gli esordi di Krynicki sono legati al movimento Nowa Fala (Nuova Ondata) che comprendeva anche poeti come Zagajewski, Karasek, Baranczak, Kornhauser vicini nell’opporsi al grigiore del regime comunista in Polonia. Ha ottenuto diversi premi letterari, è traduttore di Brecht, Nelly Sachs, Paul Celan. Ha pubblicato varie raccolte. Nel 1988 ha fondato la casa editrice a5, che pubblica poesia contemporanea, tra cui Herbert e Szymborska. In Italia sono pubblicati e tradotti i libri “Punto magnetico”, Forum Edizioni, a cura di Francesca Fornari, 2011 e “Abitiamo attraverso la pelle”, Interlinea, 2012, sempre a cura di Francesca Fornari.

 

“Storie” di Damiano Sinfonico.

STORIELe “Storie” di Damiano Sinfonico ci riguardano, riflettono il quotidiano di ognuno. Opera prima pubblicata da “L’arcolaio”, dell’editore Gianfranco Fabbri e introdotta dalla partecipe prefazione di Massimo Gezzi. Nell’introdurre il libro Gezzi, parla del “verso-frase” che compone le poesie di Sinfonico. Versi interi che costituiscono le fondamenta di un racconto continuo, che si dischiude in particelle di precisione, dove la memoria si rispecchia nelle inadeguatezze umane: “MI hai telefonato mentre pensavo a Costanza D’Altavilla./ Mi hai investito di parole che qualcuno era morto./ Nelle tue rare pause, facevo scivolare dei monosillabi nella corrente./ Capisci, non è stato per indifferenza o durezza di cuore./ Mi hai colto tra miniature medioevali./ Invischiato in faccende che non mi riguardavano”. Sfruttando una vena discorsiva fitta di candore,  Damiano Sinfonico marchia una quotidianità misurata e accessibile. Nulla in queste poesie sembra prendere il sopravvento, dalla vita può solo arrivare altra vita.  Nemmeno gli  episodi più gravi e toccanti o le singole sintesi di istanti sono vissuti come ricerca assoluta o ascesi. In queste poesie si respira la verità di un vivere sincero e comune. L’amore è toccato in attimi di semplice gioia e dolore, fra ritorni, abbandoni o il vivere ragionato di una colazione parigina. Questi versi costruiscono una realtà feconda di riferimenti e motivi. Il linguaggio sempre efficace e genuino distingue l’opera da assurde ricerche letterarie prive di fondamento. La scioltezza di Damiano Sinfonico impone l’amore come tema costante e unitario all’interno del libro, un sentimento che è anche un abbraccio di freddo e paura: “quanti abbracci freddi sulle tele/ ci dev’essere freddo dentro la cornice/ o la neve appena fuori/ lo sguardo si gela, le mani si fanno pure aguzze/ se ti abbraccio, non aver paura/ c’è freddo anche dentro l’amore”. Le inquadrature che Sinfonico impone si dissolvono nel tormento non dichiarato, taciuto nelle righe di un frammento mentre quello che ci assedia/circonda rimane in circolo, ascoltato e ripagato. I nostri gesti pubblici o privati rimangono, precisi e fermi come fissati, per essere raccontati e descritti: “Non distinguevi l’acciuga dal caffè./ Rispondevi ai telefoni pubblici quando squillavano./ Affrontavi la notte con una sciarpa e un ombrello rosso./ Toglievi la suoneria quando volevi piangere./ Nell’aria come vento ti sei dissolto”. La solitudine di Sinfonico è la solitudine di uno scrivere in versi costante e vero, che spazia e trascina la vita alle latitudini più accattivanti.

                                                                                                                              Luca Minola

da (prime)

*

Fuggivano da Aquileia.
La laguna era a portata di mano.
Avrebbe scoraggiato qualunque invasore.
Fuggivano da Aquileia.
Fondavano le prime case riflesse nell’azzurro.
Avrebbero aggiunto merli e piazze.
Quei coloni incolti.
Quale bellezza stavano scoccando.

 

 

da (aperte)

*

quanti abbracci freddi sulle tele
ci dev’essere freddo dentro la cornice
o la neve appena fuori
lo sguardo si gela, le mani si fanno punte aguzze
se ti abbraccio, non aver paura
c’è freddo anche dentro l’amore

 

 

da (innocenti)

*

Ci tocca questa trafila di vetrine, di manichini spogliati.
Hanno strisce di plastica al posto degli occhi.
Allungano la mano, con borse e foulard sgargianti.
Il loro busto non conosce grasso e vecchiaia.
Dal magazzino scendono e salgono come fiocchi di neve.
Sorridono, scintillano, oscillano, bevendo la luce del mattino.

 

 

da (ultime)

                                                                                      a Francesco

*

Il trasloco sta finendo.
I quadri, le bottiglie, i portasciugamani.
Tutto ha trovato una collocazione.
Resta poco da fare.
Aspettare insieme il domani.
La luce filtrata dagli alberi.
Questa casa si apre agli anni futuri.
Arriveranno uno a uno.
Li conteremo insieme, luminosi e meno.
In te c’è un altro secolo di vita.

 

 

Nota biografica.

Damiano Sinfonico - fotoDamiano Sinfonico (Genova, 1987) è dottore di ricerca in letteratura italiana e attualmente insegna italiano presso l’Università di Granada. È redattore di “Nuova Corrente”, collabora con “Poesia” e con il blog “La Balena Bianca”. Storie (prefazione di Massimo Gezzi, L’arcolaio, Forlì 2015) è il suo primo libro di poesie.