“Apologia del sublime” di Giulio Marchetti.

copertinajpegGiulio Marchetti propone un’idea di poesia semplice ed efficace. “Apologia del sublime”, pubblicato nel 2014 per le edizioni “puntoacapo”, è un’opera che riassume le poesie di Marchetti dal 2008 al 2014. Marchetti sottopone le proprie parole ad un’analisi giusta e rituale, dove i messaggi mai nascosti o in ombra risolvono con immediatezza le richieste del lettore. Creare è per Marchetti riportare la vita alle sue inquietudini sottili, alle sue urgenze: “Vorrei avere il desiderio del vento/ e morire da fermo. Vorrei prenderti e toccarti/ come l’ultima goccia/ di questa oceanica distanza”. Con fermezza genuina e parità d’intenti queste poesie trattano la dissoluzione della vita stessa. La poesia di Marchetti pretende ascolto, una lettura accurata e una verifica dei contenuti.

                                                                                                                              Luca Minola

Da “Il sogno della vita”.

La penna

Cedevole avvolge la carta
come un pensiero,
incerta laddove nel merito
incide lo spazio,
dolore convesso nell’angolo
è forse un addio.

Libero

Fu quando spinsi il passo oltre la fuga
e gli istanti più nuovi già dietro la schiena
che sognai la compostezza del volo
e poi la splendida agonia di liberarmi
senza più sapere da cosa.

Domani

A lume di naso
avrò fumo negli occhi
e pochissima luce a portata di mano
per sperare di riempirmi la bocca
con parole illuminate.
Ma tu, in ogni caso,
farai orecchie da mercante.

Da “Energia del vuoto“.

Fantasmi

Muoio anch’io sotto il peso
dell’aria.
Mi sfiora chiunque.
Non si vede l’azzurro oltre,
la luce oltre.
Tutto c’è e nulla accade.

Energia del vuoto

Essere come l’attimo prima
del silenzio, la furia immobile
degli sguardi, aria concreta.
Energia del vuoto.
Io sono l’addio sulle tue labbra
e so che non tremi.

Da “La notte oscura”.

Cieli immensi

Ho smesso di credere ai colori
ma le azzurre profondità dei tuoi occhi
sono l’unica ragione per cui credo
che esistano due cieli.

Nota biografica.

12607208_1001966953183386_301928930_nGiulio Marchetti è nato a Roma nel 1982. Ha esordito in volume con Il sogno della vita (Novi Ligure, 2008), finalista al “Premio Carver” e segnalato con menzione speciale della giuria al Premio “Laurentum”. Nel 2010 ha pubblicato, con prefazione di Paolo Ruffilli, Energia del vuoto (puntoacapo), seguita nel 2012 da La notte oscura (ibidem). Con Cieli immensi, tratta da quella raccolta, ha vinto il Premio “Laurentum”2011, sezione sms. La notte oscura ha ottenuto il III posto al Premio Nazionale di Arti Letterarie “Città di Torino” e al Premio Internazionale “Tulliola” ed è stato finalista al Premio “Città di Sassari”. Nel 2014 ha riunito le precedenti pubblicazioni e la sezione inedita Disastri nella raccolta Apologia del sublime (puntoacapo), segnalata al Premio “Città di Sassari”. Nel 2015 ha pubblicato Ghiaccio nero (Ladolfi).

“Poesie inedite” di Andrea Cati.

12647621_559307657557136_740364090_nAndrea Cati è il protagonista di queste poesie inedite, intense e vere. Maturate in una solitudine potente ed essenziale. Concentrate in una lingua che è conforto e vivace termine del vivere. L’amore che si tormenta e cresce verso una propria fine, legittima e unica: “Vorrei raccontarti cosa ne è stato di me da quando ho capito che tutto volgeva verso la nostra fine./ Invece, ti ascolto, bevo in silenzio e taglio questa carne con la stessa forza con cui non ti ho trattenuta a me./ In qualche ristorante di Bologna, Pescara, Milano, siamo ancora seduti agli stessi tavoli a ridere e a litigare./ A toccarci sotto le tovaglie, tra gli abissi del nostro amore”. La prigione maggiore si può vivere fra lo sconforto e la devastante quotidianità del dolore, fra attese e attimi di gioia. Il pensiero di essere irripetibili e di sapere per forza e per certezza che l’amore vissuto non avrà altre espressioni, sarà stato solo quello, la nostra interminabile ricerca di noi e degli altri. Una continua scoperta che può rinnovarsi nell’accettazione, nell’esperienza più vera che ci concentra, che ci forma come persone. Non c’è altro amore che amare gli altri più di se stessi, Andrea Cati scrive di questo, di questo suo amore che si alza alla rovina: “La calda buccia della sera/ si stacca silenziosa su via Broseta./ Davanti ai miei occhi passa la storia/ delle nostre vite. Sono sicuro di esserne/ stato il protagonista. Di averti perso/ del tutto”.

                                                                                                                              Luca Minola

 

 

*

Ti abbraccio forte. Poi il silenzio, la grande febbre di saperti
con la tua calda voce per sempre presente.
C’è stata pioggia a Bologna quel pomeriggio
l’ombrello distrutto, il mio corpo sudicio
la tua chiosa finale: due sillabe infilzate addosso.
Nulla di preciso ci ha diviso. Nulla di incompiuto
è ora qui a sezionare le nostre solitudini
la tua ossessione, le mie paure.
Ti abbraccio forte.

 

 

*

Non è più data l’attesa di rivederti, il venerdì notte in stazione
nel buio letale delle strade, il taxi di Flora, le gambe di Alina
la tua bocca appena affacciata alla porta, la nostra ultima
sigaretta spenta tra le dita di un bacio, tra le colline
silenziose dove abitava la nostra umile gloria.

Non è più qui il nostro tempo, la nostra spiaggia
le nostre corse lungomare, le nostre cene
i nostri sogni, le tue illusioni
la mia malinconia.

 

*

Decollano aerei sopra il chiasso delle nostre ultime parole.
Non c’è altro da dire ti dico mentre ordiniamo vino rosso e brasato.
La tua mano cerca la mia, poi si ritira, affonda tra le lacrime che baciano il tuo volto.
Siamo qui seduti, impressi in una foto che ci ritrae goffi, incapaci di dirci addio.
Vorrei raccontarti cosa ne è stato di me da quando ho capito che tutto volgeva verso la nostra fine.
Invece, ti ascolto, bevo in silenzio e taglio questa carne con la stessa forza con cui non ti ho trattenuta a me.
In qualche ristorante di Bologna, Pescara, Milano, siamo ancora seduti agli stessi tavoli a ridere e a litigare.
A toccarci sotto le tovaglie, tra gli abissi del nostro amore.

 

*

Era il giorno perfetto, la gloria dei nostri nomi
seduti intorno al paesaggio blu cobalto
tutti i dettati rimossi dal magma inesorabile del disamore
la frana delle istanze, la nostra più grande sconfitta
che ora giace liquefatta sulle strade di Milano.

Eravamo perfetti, amanti oltre la furia del tempo
amici inviolabili, fratelli dal grido unanime
creazione di un gesto assoluto e letale.

 

*

Sono seduto su una sedia. Inietto nelle mie vene
la tua assenza. La calda buccia della sera
si stacca silenziosa su via Broseta.
Davanti ai miei occhi passa la storia
delle nostre vite. Sono sicuro di esserne
stato il protagonista. Di averti perso
del tutto. Ti voglio bene ti dico
mentre guardo la mia mano
e conto le linee, le curve
che ci dividono.

 

*

Imparo a lasciarti andare con passo di cervo
oltre le gole, tra abeti e labirinti di muschio
più in alto, dove la neve custodisce
la nostra radice. Vorrei saperti felice
nell’aria che culla la tua grande ombra:
una carezza protegga il tuo sguardo mite.

 

Nota biografica.

Andrea Cati è nato nel 1984 a Cisternino (BR). Laureato in filosofia, ha collaborato con il Centro di Poesia Contemporanea dell’Università di Bologna. Sue poesie e profili critici sono stati ospitati all’interno di quotidiani nazionali, riviste e sul web. Ha ottenuto riconoscimenti in diversi concorsi letterari, tra i quali il “Laudomia Bonanni”, “Mario Luzi”, “Premio Penne”. Nel 2009 ha pubblicato la raccolta Eppure io mi innamoro (Akkuaria) e nel 2011 Quattro movimenti (Tracce).
Ha creato ed è curatore del blog Interno poesia (www.internopoesia.com), con il quale collaborano Maria Grazia Calandrone, Claudio Damiani, Mario De Santis, Valerio Grutt, Franca Mancinelli, Giovanna Rosadini e Francesca Serragnoli.

“erbaluce” di Francesca Moccia.

Foto2553Autrice feconda e abissale, Francesca Moccia crea con un verso compatto e ansiogeno, un libro rivelatore e trascinante. “erbaluce” è stato pubblicato dalle Edizioni L’Arca Felice con i particolari e sempre curatissimi disegni di Massimo Dagnino. Quest’opera, come scrive nell’introduzione Maurizio Cucchi parte da parole –tracce e segni-chiave: “Eppure, seguendo magari la traccia di certe parole chiave, sondandole ben oltre il loro letterale, generico apparire, ci accorgiamo che una sostanza di fondo, sia pure quanto mai tesa e articolata (magari come la “ragnatela” del testo d’apertura), sorregge l’intero, misterioso percorso di ogni singolo testo, e non solo”. L’intraducibile realtà è per la Moccia già traduzione di sé, sintesi dell’incessante desiderio che la spinge alla scrittura. La sensazione è di confrontarsi con una continua stimolazione di significati ardui e avvolgenti: “ Cuore isolato dal senso/ quel che batte ora a martello/ desiderio incessante/ giro le mani nelle tue/ è il mare davanti eterno cielo d’acqua/ fiotto che cadi nell’acqua e sussurra”. La lesione dei testi si verifica attraverso un uso delle immagini al limite del disordine. Il sospetto è che Francesca Moccia stessa pronunci il suo continuo turbamento, il suo amore cercato e invocato ai limiti del freddo: “ Disteso immobile sulla sabbia/ erano le dieci fingevo pressappoco/ guardavo te il volo/ lento il mare/ iniziammo a parlare/ fistola di luce inizia a fare il freddo”. I toni profetici della poesia di Francesca Moccia accolgono il “divino”. Un divino ai confini dell’eresia. “erbaluce” è un’avvolgente storia d’amore, anzi una “leggenda”, un riappropriarsi del proprio corpo e della propria finitudine.

                                                                                                                              Luca Minola

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Torso, matita e china su carta, 2015. Di Massimo Dagnino.

 

 

*

Disteso immobile sulla sabbia
erano le dieci fingevo pressappoco
guardavo te il volo
lento del mare
iniziammo a parlare
fistola di luce inizia a fare freddo.

 

*

Ho riaperto lo sguardo
bianco era il tuo corpo
lunghe onde erano venute
a lambire cuore e sangue
dedalo disperato  tra alghe
e onde le ciglia dischiude
o sovrano quanto era
durata l’assenza del sonno stasera
vieni e guarda quanto conosco tieni
stretto la rete  e l’onda
ancora trapassa la carne
rantola nella gola del
gabbiano.

 

 

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Torace, matita su carta, 2014. Di Massimo Dagnino.

 

*

Dolore contro onda supero
la sabbia e in fondo tra le fibre
del tuo volto filamento rotto
il mattino fende il mare, altalene
cadono contro la riva.

 

*

Termina la corsa il treno
tra le ortensie la stazione
dei tre binari su questa
di marmo grigia luce debole
crepuscolo e un gatto
miagola sui gradini. Resto imprigionato
figura irta
come porcospino su un foglio bianco.

 

*

Ridotto, ferito
chiudo la strada. Un mare profondo,
insiste per scaldare. I fari…

 

 

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Lavanda, matita su carta, 2015. Di Massimo Dagnino.

 

 

Nota Biografica.

Moccia 20160108_120957Francesca Moccia, nata a Ponte (BN) nel 1971. Sue poesie apparse in antologie e riviste: I poeti di vent’anni  a cura di M. Santagostini (Stampa, Varese 2000) , “Nuovissima poesia italiana a cura di M. Cucchi e A. Riccardi (Mondadori, Milano, 2005), Orchestra N° uno, direttore M. Cucchi (LietoColle, Como 2007), una silloge di poesie è apparsa nella rivista  Monte Analogo (novembre 2010). La muffa del creato (LietoColle, Como 2005)  è la sua opera prima. Nella collana Poesia di ricerca ha pubblicato con  Jack Underwood, Wilderbeast, EDB, Milano 2013 mentre nella collana da collezione  Coincidenze ha dato alle stampe  la plaquette  erbaluce, con disegni di Massimo Dagnino (Edizioni L’Arca Felice, Salerno, 2015) nello stesso anno ha pubblicato anche alcune poesie in “Quadernario” (a cura di M. Cucchi, LietoColle, Como, 2015).