“Uscire di città” di Mario Santagostini.

download (1)“Uscire di città” di Mario Santagostini  è, non solo una credibile riproposta, ma anche una bellissima opera, ripubblicato dall’editore Stampa nel 2012 dopo quarant’anni dalla sua prima uscita del ’72 . Scritto quando l’autore poco più che adolescente muoveva i suoi primi passi nell’ambito poetico e letterario. Come scrive Maurizio Cucchi nell’introduzione: ” I libri che contano, infatti, sono proprio quelli che si possono leggere con profitto a distanza di decenni”. “Uscire di città” è uno di questi libri, un’opera perfetta per il tempo e l’età dell’autore, fatta di precisione, tematiche originali e una sensibilità per la parola non comune. A queste poesie si possono associare influenze primarie, come specifica sempre Cucchi: il Raboni de “Le case della vetra” e il Luzi di “Onore del vero”. Due opere profonde e bellissime,due capolavori. Aggiungerei, per età e vicinanza di argomenti, l’imprescindibile e notevolissimo ” Somiglianze” di Milo De Angelis, che sarebbe uscito pochi anni dopo: ” Ma in fondo sai/ è festa ancora e muoiono tardi i cinema/ qui, in questa attesa sommersa di doveri/ e dove ci si cerca perché è impossibile riconoscersi;/ poco o niente da dire”. Santagostini già dimostrava una grazia nella forma e nelle immagini, in virtù di un ordine preciso di significati: ” Assopite, si sono perdute le macchine/ e le piste finiscono nei cortili,/ offuscano all’angolo./ Un gatto gira sugli spigoli,/ riflette le altezze./ Perfezione d’una periferia/ non poco vento e qualche strepito./ E’ un fuoco nero/ che pensa il lavoro, domani”. In questi primi versi si sente la metafisica inattuabile del Santagostini più maturo,  la materialità umana che si scontra perennemente con un’idea del “Divino” come inavvicinabile e inefficiente; si veda il suo ultimo libro, “Felicità senza soggetto”, uscito l’anno scorso per Mondadori. La poesia per Santagostini è analizzare non solo il proprio e altrui vissuto, ma principalmente quello che non si può spiegare: gli eventi, le attese, i gesti che non si avvertono, che rimangono e restano ombre : ” Se è successo qualcosa,/ ti ha appena sfiorato”.

                                                                                                                              Luca Minola

ELEGIA

Accanto alla campagna dormono i sassi delle scarpate
glabre di arbusti bagnati. Stanchi.
Si cammina con poco da raccontare come una favola
ci siamo giocati l’avvenimento, e viviamo
camminando appunto accanto alla campagna
slabbrata da qualche clacson in minore.
Una linea lunga, assorta, collega i punti
e si fanno lividi all’aria che odora di resurrezione
i rialzi lontani, spazi riempiti con malinconia
perché riempire spazi è il nostro compito
agrodolce; amare come odiare, odiare come amare
e/o/oppure dimenticare.

 

POMERIGGIO I

Entra nel miracolo del contemporaneo, ed è solo
un revival di gesti, di richiami, vertici di chiese
passate, splendori indefiniti e statici.
In alto, a stormi gli uccelli passano a stagioni esatte.
E non è parola né segno né amore
il nominare confuso
queste brezze autunnali, o bufere.

 

*

Ancora, parliamo. Di poco, sul pianerottolo
fissato dalle aperture delle stagioni
sulla pioggia che si stende come un’ossatura
nei fianchi delle palazzine imputridite dall’umido.

All’aperto, le aste si cancellano
sul fondo dei mesi. Il presente opaco è
al limite della strada, centro di incontri e foglie.
Ancora parliamo.

(All’aperto, una figura sta in equilibrio
sui mucchi di ortiche. Un gatto, forse.)

 

M.G.

-Guiderò piano, ti porterò
in Brianza tutte le domeniche.
Guarderemo passare
i treni per la Svizzera
dai passaggi a livello dei paesi.
Se è successo qualcosa,
ti ha appena sfiorato.

1970

 

 

Nota Biografica.

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Foto di Dino Ignani.

Mario Santagostini è nato a Milano, dove ha sempre vissuto, nel 1951. Fra le sue raccolte di poesie ricordiamo: Uscire di città (1972, 2012), Come rosata linea (1981), L’olimpiade del’ 40 (1994), L’idea del bene (2001), Versi del malanimo (2007), Felicità senza soggetto (2014). Ha inoltre scritto il saggio Manuale del poeta (1988). Ha tradotto dal latino e dal tedesco. Ha collaborato e collabora alle pagine letterarie e artistiche di vari quotidiani e periodici.

“Gli oggetti trapassati” di Bernardo De Luca.

de-lucaPubblicato come vincitore del premio Russo-Mazzacurati per le Edizioni D’if gli “Oggetti trapassati” sono l’opera prima di Bernardo De Luca. Il libro comprende pochi testi, meno di venti (meglio così) visto che in poesia vige il “poco ma buono”. I testi di De Luca si aprono ad un realismo “spento”, quasi metafisico, perché nella parte nascosta del testo, nella struttura, tutto è disposto al meglio per rimanere legato ad una realtà viva che rappresenti la vita. Gli oggetti che cita De Luca sono la proiezione del mondo nella sua completezza. Nell’immediatezza di queste poesie si può subito notare un lavoro di precisione sulla lingua e un’inalterata apertura a luci e ombre. Parlare attraverso gli oggetti non è mai facile, bisogna avere notevoli letture alle spalle e un’imprescindibile voglia di concentrazione di significati. De Luca lavora sugli interni, in ambientazioni mirate e produttive: “In casa specchia il silenzio e io non so/ se nella stanza accanto c’è un uomo/ che non conosci. Potresti parlargli,/ dirgli qualche parola di conforto./ Ma è pericoloso, non si può rompere la quiete”. Gli “Oggetti trapassati” rimangono un buon inizio da completare con una futura raccolta più ampia, quello che è sicuro è che De Luca lascia aperta ogni pretesa alla poesia. Bisognerà sicuramente parlarne.

                                                                                                                              Luca Minola

*

La candela e l’amico

                                                         a cyop&kaf

A sommo dei polmoni una candela
luccica, illumina lo sterno aperto.
Camminare in una casa e portare
la luce, difenderla da spostamenti:
richiuse le mani sulla debole fiamma.
Mi guardo il torace che si svuota,
disfarmi nell’istante trasognato.

Eppure lo ricordo il momento,
quando guardasti il petto sfavillare
di vuoto e mi dicesti: «brucia, bruciala
quella candela, solo il fermento
della fiamma testimonia che esisti».
Avrei potuto non abbassare gli occhi
e carburare una risposta, un argomento
d’esistenza. «Caro – mi affretto a dirti –
hai ragione», sforzandomi di rendere
più bianche le pareti della stanza.

 

*

Due tempi. Il Tempo

«I nostri giorni come resti, sparsi
e accartocciati tra grovigli e cumuli.
Ingoia tutto il fuoco degli indefinibili.
I nostri eventi come diluiti
rimasti in una fossa scheletriti».

Sul precipizio di una valle, le mura
della città bianca alle spalle. Guarda
l’antica Gerusalemme, comincia
qui l’inferno.

 

*

Un fumo che ristagna nella casa
ci trafigge alveoli, capillari
e pupille, risucchia gli arti mossi
come tentacoli. Trovo una finestra
chiusa, ne apro un’anta, e nel tornare
indietro, cercandoti che ancora vaghi,
vedo la sagoma che non riconosco.

Avremmo potuto essere anche noi
fumo, appesantirci in quell’aria
di catrame. Del nostro uscirne ciò che non capisco
è chi incontrai, se la tua proiezione o la mia,
o di qualcuno che non vidi mai.

 

*

Attesa della pioggia

Alla finestra immobile attendo
la goccia che squarci il muro di luce.
Più di novanta giorni il cielo scaglia
un bagliore di pietra. La mano è ferma,
salgono suoni di un’estate interminabile:
il piccolo Roberto con la palla,
la traccia di un nero fumo pesante,
il portiere che interroga le nuvole bianche.

 

*

Oggi sappiamo che nel corpo tu
non sei più sola.

 

Nota Biografica.

11657440_10206844164125275_1942638612_nBernardo De Luca è nato a Napoli nel 1986. Ha pubblicato poesie su rivista e siti letterari. Una sua silloge, Gli oggetti trapassati, è stata vincitrice del Premio Russo Mazzacurati delle edizioni d’if (VIII edizione, 2013-2014). La raccolta è stata quindi pubblicata all’interno della collana i miosotìs (novembre 2014). Attualmente sta svolgendo un dottorato di ricerca con una tesi dedicata alla poesia di Franco Fortini. Ha collaborato all’Atlante della letteratura italiana (Einaudi, 2012) e pubblicato saggi in rivista su alcuni autori del secondo novecento (Fortini, Sereni, Mesa) e sulla poesia satirica del ventesimo secolo. Collabora allo spazio “Officinapoesia” di «Nuovi Argomenti».